I Padri della Matta

 

Chi furono i protagonisti della storia iniziale della Matta? Gli artefici principali dello sviluppo di questa vettura furono soprattutto due: il progettista della parte meccanica Giuseppe Busso ed il collaudatore Guido Moroni. Vogliamo dedicare una sezione del nostro sito ed alcune immagini proprio a loro.

 

Nella foto, a sinistra Giuseppe Busso e a destra Guido Moroni in occasione di un nostro indimenticabile incontro presso il Centro Documentazione Storica Alfa Romeo di Arese.
   

 

Nella foto da sinistra Enrico Checchinato, Giuseppe Busso, Franco Melotti, Guido Moroni. La foto è stata scattata dalla nostra "Musa" Sig.ra Elvira Ruocco.
   

 

"Giuseppe Busso è il creatore di tutti gli organi meccanici, chassis e motore, delle Alfa Romeo dalla 1900 in poi. Insieme con Garcea fu uno dei due vicedirettori di Satta, il quale impostava le linee generali del progetto, lasciando a Busso il compito di eseguire i disegni. E' il padre della progettazione meccanica di questo periodo." Questa è la testimonianza dell'Ingegner Erwin Landsberg, per lungo tempo assistente di Busso, ed in seguito vicedirettore del Servizio Tecnico Veicoli dell'Alfa Romeo.

Busso stesso corregge questa affermazione sottolineando la grande importanza del ruolo svolto dal capo disegnatore Edo Masoni, che assistette Busso dal 1948 in poi e che svolse personalmente la maggior parte del lavoro di "traduzione" sul foglio da disegno, nei primi anni della produzione del dopoguerra. Quando l'ufficio disegnatori crebbe, Masoni ne divenne il capo.

Busso era nato a Torino nel 1913, la sua formazione tecnica era avvenuta all'Istituto Industriale di Torino; la sua conoscenza della meccanica e della matematica era notevole; inoltre era un lettore onnivoro, e la conoscenza delle lingue gli dava accesso ad una vasta gamma di testi tecnici. Dopo il servizio militare Busso cominciò a lavorare come disegnatore nell'Ufficio Tecnico Motori Aviazione della Fiat. Ma la sua passione per l'automobile lo spinse verso l'Alfa Romeo, dove cominciò a lavorare all'inizio del 1939, nel Servizio Studi Speciali, a fianco di Satta. Qui continuò a specializzarsi nel calcolo, lavorando alla progettazione di componenti per motori aerei, in particolare compressori.

Non si trattava certo del settore automobili nel quale desiderava operare, e perciò nel giugno 1946 Busso si dimise dall'Alfa per passare alla Ferrari come capo dell'Ufficio Tecnico. Lasciò l'Alfa con l'accordo esplicito che Satta lo avrebbe richiamato nel momento in cui l'Alfa avesse ripreso l'attività nel campo dell'autotrazione. La chiamata arrivò nel gennaio del 1948, e da quella data fino al 1977 Busso fu responsabile della progettazione di tutti gli organi meccanici delle auto prodotte al Portello e ad Arese, fino al motore V6 a iniezione, comprese le macchine da corsa. Godeva di fiducia totale da parte di Satta: un legame molto forte di amicizia nacque tra questi due uomini fin dai primi momenti del loro lavoro in comune. Busso godeva perciò di grande libertà di decisione e di scelta.

Molte auto progettate da Busso non superarono mai il livello di prototipi: uno dei più interessanti di questi è il tipo 103 del 1959, un'auto a trazione anteriore con motore trasversale di 896 cm3 che sviluppava 52 CV, con una carrozzeria che anticipava la Giulia. Uno dei due prototipi costruiti è visibile al Museo Alfa di Arese.

Busso divenne capo del Servizio Progettazione Parti Meccaniche nel 1952, dirigente nel 1954, vicedirettore nel 1966, direttore nel 1969, vicedirettore centrale nel 1972, condirettore centrale nel 1973. Alla morte di Satta, nel 1974, l'ambiente di lavoro era ormai molto cambiato e Busso lasciò l'Azienda nel 1977, un anno prima dell'età di pensionamento.

Giuseppe Busso ci ha purtroppo lasciati il 3 gennaio 2006.

   

 

Guido Moroni nasce a Milano il 24 febbraio 1924. Entra in Alfa Romeo nel mese di settembre 1938 e frequenta la Scuola Aziendale e contemporaneamente l'Istituto Tecnico ai corsi serali.

Dopo il triennio viene inviato alla Direzione Servizi Studi Speciali, nell'ambito della Progettazione e precisamente nel gruppo vetture da corsa, come disegnatore, dove rimane fino alla fine del 1945. Successivamente è spostato alle sale prova motori in qualità di motorista di collaudo.

Agli inizi del 1950 viene trasferito al Servizio Sperimentale alle dirette dipendenze di Consalvo Sanesi. Qui inizia la lunga carriera di collaudatore di tutte le vetture sperimentali fino a diventare gradualmente il responsabile del settore quando Sanesi lascia l'Alfa Romeo nel 1967.

Nel 1980 è promosso dirigente al settore Delibere Veicolo della Direzione Ricerca e Sviluppo ed è reponsabile dell prove su strada dei prototipi.

Va in pensione nel 1985 ma resta ancora in Alfa Romeo come consulente fino al 1997.

   

 

   

Il documento che compare sotto è la prefazione che Giuseppe Busso ha scritto di suo pugno per il nostro libro. E' un documento eccezionale in quanto ci venne riferito che Busso ha sempre rifiutato di scrivere prefazioni anche per opere di autori molto più qualificati di noi. In effetti dallo scritto autografo traspare limpido l'affetto che egli ha verso la Matta: ". . . ma per me la Matta significa ben altro . . .". Come più volte egli ha ribadito, è solo grazie alla Matta che è rimasto all'Alfa Romeo, ed anche in questo scritto infatti lo conferma: ". . . stavo per andarmene, e solo un preciso ordine di Satta mi fermò, con l'assicurazione che per la 1900M avevo carta bianca . . .".

E' superfluo sottolineare che ognuno di noi, appassionato di Matta, si sente onorato e intimamente toccato dalle ultime parole di Busso: " . . . per me vedere dei giovani come Checchinato e Melotti, e i loro tanti amici, ancora innamorati della mia cara, più che mai arzilla vecchietta, . . . è motivo di grande commozione . . . ".

Grazie Sig. Busso.